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Il rifiuto al trattamento terapeutico e la responsabilità del medico

Il rifiuto al trattamento terapeutico e la responsabilità del medico

Talvolta il paziente, posto di fronte a particolari diagnosi che necessitano di specifici trattamenti, decide di rifiutare il trattamento terapeutico.

Com’è evidente tale decisione, di assoluta libertà ed autodeterminazione, non può essere limitata né trascurata.

Ma come deve comportarsi il medico in questi casi?

Il primo grande distinguo da compiere è quello relativo al soggetto con cui si interfaccia, ossia se il paziente è in grado di prendere decisioni in maniera autonoma ovvero è sottoposto a tutela, come nel caso di un minore, o ad amministrazione di sostegno.

Soffermiamoci dapprima sul caso della persona totalmente capace di intendere, volere e quindi di decidere per il proprio futuro e la propria salute.

In questo caso il medico dovrà sincerarsi innanzitutto in modo rigoroso che il paziente abbia effettivamente compreso a 360° i rischi connessi con la mancata sottoposizione alle terapie e trattamenti proposti e prescritti.

rifiuto trattamentoIl medico dovrà inoltre fornire le informazioni relative ad eventuali trattamenti alternativi e di sostegno, anche psicologico, non solo per la fase di decisione ma anche successiva.

Fatto questo, e raccolta la sottoscrizione del diniego al trattamento, il medico si potrà ritenere esente da responsabilità, gravando su di lui esclusivamente l’onere di adoperarsi per alleviare le sofferenze, garantire un’adeguata terapia del dolore e l’accesso alle cure palliative.

Diverso è invece il caso del paziente che ha subito interdizione o inabilitazione, ovvero il minore o il malato che già beneficia della misura dell’amministrazione di sostegno.

In tutti questi casi, infatti, sarà il legale rappresentate della persona interessata a prendere le decisioni più idonee.

E se il rappresentante dovesse opporsi ai trattamenti?

In questo caso necessariamente dovrà essere interpellato con urgenza il Giudice Tutelare che sarà chiamato ad esprimersi sul punto.

L’istanza potrà essere presentata dal rappresentante (genitore, amministratore di sostegno) ovvero dalla struttura sanitaria stessa, ove ravveda profili di necessità d’intervento.

In tutti i casi, ad ogni buon conto, l’attenzione che il medico dovrà dedicare alla questione è elevatissima.

Più volte infatti abbiamo parlato dell’importanza di raccogliere un consenso pienamente informato (in questo caso un diniego pienamente informato), che consenta effettivamente al paziente di scegliere nella piena e massima consapevolezza.

La frettolosità infatti del medico o dell’operatore sanitario potrebbe esporlo a successive richieste di danno, magari aggravate dalle condizioni poi assunte dalla patologia del paziente a seguito di una erronea comprensione delle circostanze e dei possibili trattamenti.

Per questo è importante non appiattire il momento del consenso alla sola firma di moduli pre compilati e stampati, ma mettere a disposizione del paziente tutte le informazioni, tutelandolo e quindi tutelandosi!

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